PIUTTOSTO CHE SMANTELLARE UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO, IN DETERMINATI CASI È PIÙ CONVENIENTE VALUTARE IL REVAMPING. IN QUESTO ARTICOLO LA SOCIETÀ ESTERNA, SOCIO DI ACEPER, SPIEGA IN COSA CONSISTE LA PERIZIA DI STIMA DEI COSTI DI SMANTELLAMENTO DI UN’INSTALLAZIONE SOLARE
A CURA DI ACEPER
La perizia di stima dei costi di smantellamento di un impianto fotovoltaico è un documento tecnico volto a pianificare e stimare gli oneri e le attività necessarie per la rimozione completa dell’impianto al termine della sua vita utile e per il ripristino del sito allo stato originale o a una diversa destinazione d’uso.
Questo tipo di analisi si concentra solitamente sullo scenario peggiore, il più oneroso, quello cioè in cui tutti i componenti dell’impianto diventino rifiuto da smaltire, senza che nulla possa essere recuperato, riutilizzato o rivenduto.
UTILITÀ DELLA PERIZIA
Questo documento viene spesso richiesto in ambito autorizzativo, nel caso di nuovi impianti per lo più di grandi dimensioni, per garantire il ripristino dello stato originario dei luoghi al termine del ciclo di funzionamento dell’impianto e per assicurarsi che tali costi non pesino sulla collettività o sugli enti pubblici. Nel contesto autorizzativo (PAS/AU), infatti, questo tipo di perizia è utile e necessaria per definire e giustificare l’ammontare della garanzia bancaria o assicurativa obbligatoria da fornire all’ente a tutela del ripristino dei luoghi, anche in caso di fallimento del titolare.
La stima puntuale dei costi di smantellamento è preziosa anche in altre circostanze, che richiedono un business plan dettagliato e affidabile. La dismissione infatti è un costo certo, ancorché stimato, che dovrà essere sostenuto in futuro. Per questo motivo la sua stima accurata assume un valore strategico in numerosi contesti.
Per di più, nel 2024 i principi contabili nazionali (OIC) hanno introdotto l’obbligo di indicare, nello stato patrimoniale delle società proprietarie, i costi di dismissione degli impianti e di ripristino dei luoghi, potendo quindi beneficiare annualmente della detraibilità fiscale delle relative quote di ammortamento.
L’ANALISI IN DETTAGLIO
L’analisi solitamente si compone di più sezioni. Innanzitutto, viene definito l’elenco dei componenti dell’impianto, con le relative caratteristiche tecniche. Successivamente si dettagliano tutte le fasi delle operazioni di dismissione necessarie: la messa fuori servizio, la messa in sicurezza elettrica, lo smontaggio dell’impianto, le operazioni di gestione dei rifiuti e le operazioni di sistemazione del terreno per la necessaria riqualifica dell’area. Si passa poi alla classificazione dei materiali di risulta e, per ciascun tipo, alle modalità di raccolta, stoccaggio temporaneo e trasporto verso impianti di trattamento autorizzati ai sensi della normativa ambientale vigente. Segue lo studio delle attività necessarie per ripristinare il terreno allo stato originario. Per quanto riguarda il terreno vengono inoltre previste operazioni di concimazione e rivegetazione. Una volta definite tutte le attività necessarie, si procede alla relativa valutazione economica. La stima dei costi può variare sensibilmente in funzione dalle caratteristiche costruttive dell’impianto, nonché della sua localizzazione e delle condizioni di accessibilità.
In termini puramente indicativi, il costo di dimissione di un impianto fotovoltaico da 1 MW di potenza, installato a terra su strutture fisse e in assenza di particolari criticità, si colloca generalmente in un intervallo compreso tra 60.000 e 90.000 euro.
TRA REVAMPING E REPOWERING
Se smantellare un impianto rappresenta un costo puro, il revamping si configura come uno degli investimenti energetici più profittevoli del momento. Utilizzando una stima prudenziale dei costi di mercato di un impianto di 1 MW e un valore medio di vendita dell’energia immessa in rete pari a 0,10 euro al kWh, è possibile fare i seguenti pronostici.
Mantenendo la stessa potenza nominale ma sostituendo componenti obsoleti con tecnologie di ultima generazione, capaci di massimizzare la resa in kW per metro quadrato, sfruttando la superficie disponibile, è possibile stimare l’investimento in un impianto da 1 MW in circa 600.000 euro (a fronte di una stima di 75.000 euro per la sua dismissione). Con questo intervento, l’impianto torna a livelli di efficienza ottimali, generando ricavi stimati pari a 100.000 euro l’anno. In un orizzonte temporale di 20 anni si parla di circa 2 milioni di euro di ricavi per un guadagno al netto dell’investimento di 1,4 milioni di euro.
Associato al revamping, è possibile valutare un intervento di repowering. Questo intervento consente di incrementare la potenza installata dell’impianto sfruttando la superficie divenuta disponibile a seguito del revamping. In termini economici, facendo lo stesso ragionamento di cui sopra, un impianto può essere portato da 1 MW a 2 MW con un investimento di ulteriori 600.000 euro. L’aumento di potenza consente di generare ricavi annui aggiuntivi nell’ordine di 100.000 euro.
Valutando sia l’intervento di revamping e repowering, a fronte di un investimento complessivo di circa 1.2 mln di euro, su un orizzonte di 20 anni, ciò si traduce in circa 4 milioni di euro di ricavi complessivi e in un margine netto stimato di 2,8 milioni di euro.
Questa soluzione permette quindi di valorizzare al massimo gli asset esistenti, incrementandone significativamente la redditività.
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Fonte: Solare B2B – Luglio 2026
