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Ilaria Fontana, sottosegretario di Stato al MITE risponde alle domande di Aceper impresa green

La lotta ai cambiamenti climatici passa anche attraverso l’economia circolare: qual è la situazione italiana?
L’economia circolare risponde ad un preciso quesito: “come possiamo usare razionalmente le nostre risorse?” La risposta è che non possiamo permetterci più un modello economico ed industriale basato sul concetto lineare (e superato) del produci-consuma-getta o, se vogliamo declinarlo a livello industriale, del bene-rifiuto-smaltimento. Se pensiamo a quello che stiamo facendo non posso che partire dai seguenti punti ordinati dal più recente. Mi riferisco alla proposta di programma nazionale per la gestione dei rifiuti oggi sottoposta a Valutazione ambientale strategica (VAS) che, oltre ad avere l’obiettivo di garantire l’autosufficienza impiantistica di ciascuna regione italiana, evitando i trasferimenti di rifiuti fortemente impattanti sotto il profilo ambientale, mira a porre le basi per dotarsi a livello territoriale di una impiantistica virtuosa per il riciclo, collegandosi con il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti che pone la progettazione, il riuso e la riparazione tra le proprie principali linee di intervento. Sul fronte PNRR, le linee di intervento dedicate all’economia circolare mirano alle medesime finalità richiamate contribuendo a realizzare impianti di riciclo anche e soprattutto in progetti innovativi in filiere strategiche e tecnologicamente avanzate (flag-ship). Si tratta di risorse molto consistenti che testimoniano la volontà italiana di puntare sull’economia circolare e sul raggiungimento degli obiettivi ambiziosi che essa comporta quali, tra gli altri, i target di riciclo per i rifiuti urbani al 60 per cento in peso e la riduzione in discarica dei rifiuti a meno del 10 per cento entro il 2030. Altro elemento è il grande impegno del Mite sul fronte della definizione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto (EndOfWaste) che sono fondamentali per gli operatori per liberare potenzialità e sviluppo nel pieno rispetto della salute e dell’ambiente. Aver trovato una valida soluzione che consenta a regioni e province di autorizzare caso per caso tali criteri non significa che la regolazione statale non debba procedere con speditezza, anzi cogliendo gli spunti e le istanze di regolazione che giungono dai territori. Infine un’ultima considerazione. Se vogliamo che l’economia circolare funzioni dobbiamo assicurare che vi sia un mercato per le materie prime seconde e loro prodotti. Lo strumento fiscale così come i CAM che impongono alle pubbliche amministrazioni di acquisire prodotti, servizi e forniture green possono e devono chiudere il cerchio. Infine vorrei ricordare che l’economia circolare non riguarda solo la gestione dei rifiuti ma deve ambire ad una “visione di sistema”, evolvendosi necessariamente verso un concetto più ampio di bioeconomia circolare, utilizzando materiali e fonti energetiche rinnovabili.

L’Italia è ricca di biodiversità. Come il Green Deal e il PNRR possono aiutare a preservare l’ambiente naturale?
Pochi mesi fa il Parlamento ha votato una riforma costituzionale che ha inserito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. L’azione del Mite va proprio in questa direzione. Pochi giorni fa è stata approvata infatti una direttiva da 100 milioni di euro per digitalizzare le aree nazionali protette. Se vogliamo tutelare e rilanciare al meglio il nostro territorio “tutelato” come Parco o area Marina protetta sono necessari tre elementi. Un ottimo ed efficace collegamento tra enti parchi o Amp e ministero per allinearsi reciprocamente nello svolgimento degli interventi sul territorio. Una buona informazione per le imprese e i cittadini che lavorano o vivono in zone tutelate con le autorità competenti. Ed infine nuovi servizi per i visitatori affinché siano sempre più accompagnati e invogliati a scoprire le bellezze del nostro paese. La digitalizzazione delle aree protette prevista dal PNRR va in questa direzione, coniugando tecnologia e la tradizionale tutela che il nostro Paese ha apprestato, e migliorato negli anni, nei confronti dei suoi territori ricchi di biodiversità e bellezza. Potremmo parlare per ore su tanti altri fronti ma credo che non avrei potuto non iniziare con la direttiva sulla digitalizzazione delle aree protette che rappresenta la testimonianza che i progetti (e il PNRR) vanno avanti proprio al pari di quanto sta avvenendo per la forestazione urbana ed extraurbana attraverso la piantu- mazione di oltre 6 milioni di alberi.

Come Sottosegretario quali sono i temi di cui si sta occu- pando che ritiene di particolare rilevanza?
Non appena mi sono state affidate le deleghe, ho avviato delle interlocuzioni, grazie ai Tavoli Istituzionali che ho voluto fortemente istituire, con le aree marine protette per favorire un dialogo diretto tra chi ha la delega ovvero l’indirizzo politico sulla tutela del mare e chi è direttamente coinvolto su quei temi ovvero le direzioni competenti del Mite e i gestori sul campo. Ho suddiviso le Amp per gruppi proprio per garantire che queste interlocuzioni siano momenti di ascolto e di franco confronto e non mere passerelle! Inoltre ho voluto fortemente attivare pres- so il Mite tavoli di lavoro politico-istituzionali su taluni siti di interesse nazionale alla bonifica, al fine di favorirne le operazioni di messa in sicurezza, bonifica e ripristino di aree, storicamen- te contaminate e sottratte all’utilizzo della cittadinanza quando non anche vere e proprie ferite peraltro ancora pericolose per i territori e la salute di chi li vive. Sul tema tutela dell’acqua, nel mese di marzo ho partecipato ad importanti incontri internazionali che mi hanno portato a Valencia prima, e Dakar poi, ri- spettivamente per affrontare il tema delle criticità connesse agli impatti sul Mediterraneo occidentale prodotti dal cambiamento climatico e sulla sicurezza idrica internazionale. È la testimonianza che la transizione ecologica deve muoversi di pari passo, nel nostro Paese, tra i diversi livelli di governo così come, a livello internazionale, tra tutti i paesi che condividono i medesimi problemi e le medesime preoccupazioni in ordine alla sicurezza idrica soprattutto a fronte del cambiamento climatico.

Il futuro dipende dall’impegno di tutti oggi e dipende anche dalle piccole cose che ognuno può fare. Quali sono le picco- le cose che, secondo lei, anche i semplici cittadini possono fare per dare il loro contributo? e le aziende?
Ognuno di noi deve sentirsi parte attiva (e propositiva) in questo processo che va sotto il nome di transizione ecologica. Sono i piccoli gesti e gli esempi quotidiani a fare la differenza! Come Governo dobbiamo dare sempre più strumenti ai cittadini e alle imprese per intraprendere questo cammino senza che nessuno rimanga indietro. Sul tema aziende desidero ricordare che allestire presso un supermercato un “green corner” che possa dare la possibilità di acquistare prodotti sfusi o senza imballaggio, così come istallare in centri commerciali o su altri luoghi apparecchi “Mangiaplastica” per il ritiro delle nostre bottigliette in plastica mi sembrano due esempi tangibili su cui il Mite ha investito risorse recentemente e che comportano per i Comuni, le aziende coinvolte e per i cittadini un valido punto di incontro per essere essi stessi attori della sostenibilità ambientale che chiedono, legittimamente, a gran voce! Siamo tutti chiamati ad essere dei protagonisti in questo percorso, con l’obiettivo di garantire un futuro più equo e sostenibile per le prossime generazioni.

 


Tratto dalla rivista Aceper impresa green (volume 6) – vedi anche tutti i numeri della rivista.