';
side-area-logo

Impatto idrico: Una scoperta innovativa sostituisce l’acqua nella pulizia dei pannelli

Tra i fattori che determinano la resa dei pannelli, come ad esempio quelli di tipo tecnico e di posizionamento, troviamo anche quelli ambientali legati allo smog, alla polvere, alla sabbia e alle incrostazioni che si formano nel tempo. Le operazioni necessarie a mantenere puliti e performanti i pannelli solari, rappresentano circa il 10% dei costi operativi degli impianti. L’impatto idrico, risulta particolarmente significativo poiché la pulizia viene effettuata prevalentemente utilizzando acqua. Le opere d’intervento richiedono tempo e sensibili investimenti economici ma grazie a una scoperta innovativa che sostituisce l’acqua nella pulizia dei pannelli, finalmente sarà possibile parlare di pulizia sostenibile in grado di garantire una migliore efficienza in termini di resa.

Soiling impact cos’è?

Il Soiling impact è un aspetto vulnerabile della tecnologia solare, in quanto, a causa dello sporco, non solo può essere compromessa la regolare funzionalità dell’impianto nel generare la prevista quantità di energia, ma possono verificarsi guasti e una possibile riduzione della durata del ciclo di vita che normalmente è di circa 30 anni.

Fortunatamente, appositi strumenti dedicati alla misurazione delle perdite dell’impianto, consentono di programmare strategicamente il numero di pulizie necessarie con il vantaggio di preservare la struttura ed evitare la perdita di potenza.

L’altro fattore degno di nota è l’impronta idrica. Su scala mondiale, non solo risulta esorbitante, ma è destinata ad aumentare con l’implementazione degli impianti. Infatti, laddove non provvedessimo a una regolare pulizia, la resa potrebbe raggiungere fino a un 30% in meno.

Se invece pensiamo alla maggior parte degli impianti tra i più grandi al mondo dislocati prevalentemente nelle aree desertiche, dobbiamo ragionare sulle criticità nel trasportare e trattare l’acqua adibita alla pulizia o alle soluzioni robotizzate, che pur non sfruttando acqua, risultano particolarmente dispendiose e meno agevoli.

A fronte di questi aspetti, un gruppo di ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology), ha messo a punto un sistema a induzione elettrostatica che respinge le particelle di polvere. Pur non essendo il primo tentativo intrapreso nella storia dell’efficientamento, questa volta i risultati sono apparsi sorprendenti. L’efficacia constatata è legata alla presenza di umidità. Da un valore di umidità commisurato a un tasso che va dal 30%, si ottiene praticamente il totale sollevamento della polvere. Partendo dal presupposto che il tasso di umidità è variabile nell’arco della giornata, i ricercatori si ritengono particolarmente soddisfatti perché non solo la pulizia potrà essere programmata nelle ore più umide ma potrà essere fatta anche da remoto.

Una chiara dimostrazione di caparbietà verso le rinnovabili intese come risolutive per il Pianeta. Un altro obiettivo raggiunto? Diciamo che questo sistema rivoluzionario profila un nuovo scenario verso tre aspetti fondamentali: ridurre lo spreco di acqua, mantenere l’efficienza produttiva degli impianti, nonché raggiungere il contenimento dei costi operativi.