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L’Italia è il secondo produttore europeo di tecnologie per impianti FER

Il nostro paese ha sempre avuto un occhio di riguardo per tutte le tematiche ambientali incentivando uno sviluppo positivo delle fonti rinnovabili fondamentali per garantire un futuro sostenibile. Tanto è vero che l’Italia è il secondo produttore europeo di tecnologie per impianti FER, (ovvero impianti che sfruttano solo fonti rinnovabili). Viene preceduto esclusivamente dalla Germania e mantiene la sua posizione in tutti i rami, ad eccezione dell’eolico, la cui maggior produzione deriva dalla Danimarca. 

Nel 2020 per la prima volta nella Storia, complici anche le conseguenze portate dalla pandemia, la produzione elettrica tramite rinnovabili ha superato quella da fonti fossili in Europa. L’esito rappresenta un piccolo successo in linea con una tendenza destinata ad aumentare sempre più velocemente nei prossimi anni.

Il Report “Transizione energetica: la filiera delle tecnologie delle rinnovabili in Italia” realizzato da Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo si è occupato di analizzare la situazione italiana, più precisamente dal punto di vista dell’innovazione tecnologica nel campo delle rinnovabili e ha prodotto i seguenti risultati.

Lo studio ha esaminato un campione di 400 aziende italiane che si occupano di componentistica per impianti che producono energia da fonti rinnovabili ottenendo risultati ottimi: un fatturato stimato di 23 miliardi di euro e 60 mila nuovi posti di lavoro nel 2019. Le aziende analizzate esprimono particolari attitudini all’innovazione green e sono cresciute in maniera esponenziale in poco tempo: dal 2017 al 2019 si calcola un aumento del 6% per le grandi aziende e del 13% per le micro imprese.

In particolare, la produzione italiana risulta essere specializzata nei moltiplicatori di velocità, di cui è il quarto esportatore al Mondo (dopo Germania, Giappone, Cina) e dei dispositivi fotosensibili che rappresentano i pilastri fondamentali.

L’Italia ricopre inoltre la 6° posizione per l’export di tecnologie rinnovabili a livello mondiale, occupando il 3% del settore export globale. Superiori solamente Cina, con un quarto dell’export globale, Germania con l’11%, gli USA con il 7% e infine Giappone e Hong Kong.

Ovviamente il primato assoluto in ambito di rinnovabili è della Cina, che detiene singolarmente il 27% dell’intero mercato.

Tuttavia il settore italiano ha dimostrato di possedere basi solide e consolidate, senza arrancare nemmeno dopo lo scoppio della pandemia, registrando per l’export italiano una riduzione minima del -2,3% rispetto al -10% del totale del manifatturiero.

L’Italia mantiene alto il suo livello anche per quanto concerne i brevetti legati alle tecnologie rinnovabili: in riferimento agli ultimi dati risalenti al 2018 si rilevano 1200 brevetti: di questi il 33% riguarda il fotovoltaico, il 22% il termico e l’eolico il 16%. I paesi Asiatici risultano, invece, più forti nel commercio ma con una specializzazione tecnologica inferiore rispetto all’Europa. La Cina possiede solo il 4% dei brevetti relativi a tecnologie FER.

Il lavoro svolto da Intesa Sanpaolo ha cercato di fare il punto anche sulle tecnologie legate all’idrogeno, riscontrando la presenza elevata di piccole aziende all’avanguardia in questo ambito e particolarmente attive nella green economy. Da 120 aziende campionate della filiera dell’idrogeno, escludendo i top players, si calcolano 7 miliardi di euro di fatturato e 19 mila nuovi occupati nel 2019. Sono state analizzate piccole o medie imprese del settore manifatturiero ma anche imprese attive nella ricerca e nella consulenza scientifica.

Il 40% del campione utilizzato nella ricerca risiede nelle regioni del Nord-Est. Nell’area sono attive il 24% delle imprese del manifatturiero italiano: ciò dimostra il forte impegno di queste regioni nello sviluppo dell’idrogeno come nuova opportunità sostenibile.

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